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DOSSIER
Presentate oltre 600 mila domande
Immigrati la sanatoria dei record
In Lombardia il più alto numero di richieste Protestano gli esclusi in fila per i ricorsi

da Repubblica - 12 novembre 2002

ROMA - È stata la più massiccia sanatoria d´immigrati della storia italiana. Sono state seicentomila le domande di legalizzazione consegnate agli uffici postali entro la scadenza di ieri. Di tutti i documenti compilati - che adesso devono essere sottoposti alla procedura d´accoglienza - 360mila appartengono a colf e badanti, 240mila a lavoratori dipendenti. Roma e Milano le città con il maggior numero di richieste, circa 100mila a testa. La Uil prevede che una su 5 verrà rigettata, a rischiare sono soprattutto i precari. Si prevedono comunque molti ricorsi per gli esclusi dal provvedimento inserito nella legge Bossi-Fini. E Acli e Caritas hanno chiesto una proroga dei termini.
CIRILLO e MOLA
ALLE PAGINE 12 e 13

DOSSIER
Sanatoria, record in Lombardia. Chiesta la proroga dei termini
Immigrati, la carica dei 600 mila
Mantovano: "La gran parte dei clandestini ora non sono più un potenziale pericolo"
Tempo scaduto per le richieste di regolarizzazione Cifre ancora parziali
GIANCARLO MOLA

ROMA - I numeri dicono seicentomila, almeno. Cioè la più massiccia sanatoria di immigrati della storia italiana. La lunga maratona che si è chiusa ieri ha infatti aperto le porte - teoricamente - a 360.000 colf o badanti e a 240.000 lavoratori dipendenti. Cifre ancora non ufficiali, ma che rendono comunque l´idea di una operazione di proporzioni gigantesche: la legalizzazione inserita in extremis nella Bossi-Fini raggiunge quasi, nelle dimensioni, le regolarizzazioni degli ultimi dodici anni. Messe insieme. La legge Martelli ('90) aveva fatto emergere 215.000 extracomunitari, il decreto Dini ('95) 244.000 e la Turco-Napolitano ('98) 217.000.
La valanga di domande presentate a partire dal 10 settembre si è ingrossata negli ultimi giorni. Ha pesato la minaccia di sanzioni per i datori di lavoro che impiegano immigrati in nero (fino a un anno di reclusione e 5.000 euro di ammenda). Ma anche la possibilità - introdotta dal Viminale con la circolare della settimana scorsa - per gli stranieri sfruttati di denunciare gli imprenditori che rifiutano la regolarizzazione. Lo ha ricordato ieri Alfredo Mantovano: «Il bilancio di quella che, non mi stanco di ribadire, non è una sanatoria, è estremamente positivo», ha spiegato il sottosegretario all´Interno. Sottolineando la sua soddisfazione per le centinaia di migliaia di clandestini «riportati alla luce, identificati e dunque non più un potenziale pericolo. Persone che avranno un lavoro e contributi regolari, assistenza sanitaria e contribuiranno agli introiti fiscali dello Stato».
Il difficile, comunque, viene adesso. Le domande devono infatti essere istruite, discusse ed eventualmente accolte. Le prefetture dovranno convocare le parti, concludere la stipula del contratto di lavoro e assegnare il permesso di soggiorno. L´iter potrebbe durare molti mesi, soprattutto nelle città che più hanno approfittato della sanatoria, come Roma e Milano, dove le richieste sarebbero vicine a quota centomila. Secondo la Uil, però, una domanda su cinque è destinata al rigetto. Le bocciature riguarderanno soprattutto i precari, quelli che non lavorano con continuità.
Ancora peggiore la situazione dei vessati, quelli che proprio in queste settimane sono stati licenziati per non essere regolarizzati. Proprio per fronteggiare casi di questo tipo, il Viminale aveva pensato ad una circolare che aprisse le porte della denuncia da parte dell´immigrato. I tempi si sono rivelati troppo stretti però: anche per i ricorsi i termini sono scaduti ieri. «Abbiamo consigliato a chi ne avesse titolo di spedire una raccomandata agli uffici provinciali del lavoro e per conoscenza alle prefetture: dovrebbe essere sufficiente per avere i sei mesi di permesso speciale», spiega Alioune Gueye, responsabile immigrati della Cgil. La Uil proverà invece a prendere altro tempo. «Stiamo valutando con i legali - dice il segretario confederale Guglielmo Loy - di proporre cause pilota per dare il diritto anche a chi fa la vertenza dopo l´11 novembre».
Non è finita, insomma. La sanatoria del centro-destra è destinata a proseguire il suo cammino tra le polemiche. I Ds già rigirano il dito nella piaga. «Seicentomila persone da regolarizzare, per Umberto Bossi sono un bel rospo da ingoiare», dice il responsabile per l´immigrazione Giulio Calvisi. Acli e Caritas, intanto, chiedono una proroga dei termini che «dia possibilità a chi è stato escluso per colpe non sue, di usufruire dei suoi diritti». Agli uni e agli altri risponde la Lega. Che incassa il colpo. Ma minaccia il pugno di ferro contro i clandestini: «Non ci sarà alcuna proroga per presentare le domande dei lavoratori extracomunitari in nero», tuona il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli. Che conclude: «Da domani (oggi per chi legge, ndr) tolleranza sottozero, anche se c è chi, intravedendo la possibilità di un giro d´affari basata sulle regolarizzazioni ha chiesto espressamente questa proroga».


LE STORIE
Milano: in coda tra gli immigrati che denunciano gli ex "imprenditori"
"Tanto lavoro, pochi soldi e adesso ci mandano via"
Una badante sudamericana "licenziata" da una coppia di anziani
A Cinisello i soci di una coop scomparsi dopo aver truffato 120 extracomunitari
ANNA CIRILLO

MILANO - «Quella coppia di settantenni milanesi, benestanti, senza figli, malati, li seguivo da più di un anno e mezzo. Non si erano mai lamentati. Mi hanno mandato via poco dopo che è uscita la legge per la regolarizzazione. Il fratello di lei ha tentato di tutto per convincerli a farmi un contratto, non c´è stato niente da fare. Io gli ho spiegato che volevo il permesso di soggiorno soprattutto per mia figlia, che ha cinque anni, per la scuola e il resto. Non è servito. Per questo sono qui». Maria è qui con altri cinquecento che ieri, sin dalle 8 del mattino, hanno invaso il salone della Camera del Lavoro. Così numerosi nessuno se li aspettava. Uomini, donne, bambini in braccio che dormono. Un flusso inarrestabile per tutto il giorno. La lotta è contro il tempo, per presentare prima che scadano i termini la vertenza contro i "padroni" che si sono rifiutati di metterli in regola. Sono lavoratori in nero, ora disoccupati. Se la sono sentita di uscire allo scoperto da quando hanno saputo che una denuncia gli procurerà un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi. Sei mesi per cercare un altro lavoro, come succederà a Maria, quarantenne badante originaria dell´America Latina, che la coppia di milanesi settantenni e benestanti ha licenziato. Aspettano il loro turno, in fila, con il numero in mano. Vengono chiamati e raccontano il loro caso in una fila che sembra non avere fine, eppure ordinata, disciplinata.
«Sono musulmana, per questo porto il velo in testa». E per questo non si fa neppure fotografare Mitran Rodica, 31 anni, ucraina, maestra di musica. In Italia da un anno e 7 mesi, prima ha fatto assistenza a una anziana, poi le pulizie («ogni giorno le scale di sei palazzi di cinque piani senza ascensore»), fidandosi del suo datore di lavoro: «Mi ha detto fino all´ultimo di non preoccuparmi, poi mi ha lasciata a piedi dicendomi: "Sei libera, vai a casa, non posso fare niente per te." Mai e poi mai mi sarei aspettata una cosa simile».
Sei euro all´ora erano, invece, stati promessi a Pop Viorel, 44 anni, moglie e due figli lasciati in Romania a giugno, per un lavoro d´idraulico in una ditta milanese. Dieci ore al giorno, domenica compresa. Vive in una stanza con cucina e bagno, assieme ad altri otto: «Alla fine di soldi me ne hanno dati meno della metà e anche la promessa di regolarizzazione è sfumata».
Alcuni degli extracomunitari approdati qui non conoscono neppure il cognome e l´indirizzo del loro datore di lavoro e per questi casi non si può far nulla. «Orazio è scomparso – racconta William, 45 anni, equadoregno, in Italia da due e mezzo. Lo stesso dice il connazionale Luis, 33 anni. Orazio procurava lavori da fare anche fuori Milano, l´incontro avveniva alla stazione della metropolitana di piazzale Lotto. Da quindici giorni Orazio «non s´è visto più e noi non sappiamo più che cosa fare». Top, 33 anni, un gigante, studi da avvocato interrotti in Senegal. Sta compilando un modulo. La sua vita oltre allo sport – gioca per la Calcio Longobarda - negli ultimi due anni è stata caricare e scaricare casse. Tutti i giorni, sei, otto ore, per una ditta di trasporti milanese che lo pagava a spanne. «Tanto lavoro, 50 euro, poco lavoro 30 euro. Due mesi fa mi hanno mandato via».
Tra le tante storie che cercano ora una soluzione perché nessuno qui vuole restare clandestino, c´è anche quella di una truffa che coinvolge più di 100 persone, «almeno 120», dicono i funzionari Cgil. Sono soprattutto equadoregni e peruviani che lavoravano per una cooperativa di servizi di Cinisello, alle porte di Milano. Smistava lavoratori per pulizie, traslochi, edilizia. I titolari mesi fa hanno chiesto agli extracomunitari tra i mille e i duemila euro per la regolarizzazione, rilasciando ricevute false. La settimana scorsa sono spariti. I 120 ora sono qui, senza un soldo e fuorilegge