Home page

Formazione Biblioteca e Cineteca Politiche e Leggi  Tracce e Sentieri

torna a Anni abbastanza crudeli

Antisemitismo, Luzzatto accusa la sinistra
L’allarme del presidente delle Comunità: «Una cultura contro gli ebrei anche nell’area cattolica»

 

dal Corriere - 24 giugno 2002


ROMA - «... Abbiamo il dovere di dire che il terrorismo si sta delineando come un fenomeno storico e non occasionale, forse come una forma delle guerre del XXI secolo...». Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, non è un uomo d’armi. E’ un medico, un professore universitario, un appassionato di studi ebraici. Ma alla sua comunità, riunita per un congresso fra i più difficili, è costretto a parlare di morte e di sangue. E a lanciare un monito che pesa come una pietra: «Ciò che avviene oggi in Medio Oriente potrebbe essere una cinica palestra di addestramento con sangue ebraico a una forma di violenza da esportare al di là dei confini e dei mari: nessun Paese può illudersi di esserne risparmiato, di diventare un’isola di immunità dentro un mare in tempesta». Sono in prima linea, gli ebrei italiani. Vicini, vicinissimi al sangue che scorre da mesi lungo le strade di Israele. Ma, dice Luzzatto, «uniti nella convinta difesa del diritto di Israele a vivere in pace entro confini garantiti». La violenza che insanguina il Medio Oriente, però, porta con sé in Italia anche rigurgiti di antisemitismo che è impossibile ignorare. Rigurgiti che arrivano anche da sinistra: dove «prevale un’esaltazione a priori di tutto ciò che concerne i popoli dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, che vengono presentati globalmente come i diseredati, i deboli, i poveri del mondo». Fra loro anche «il mondo arabo e islamico e i palestinesi». Ma non c’è solo l’antisemitismo «di sinistra»: c’è una cultura che è «in parte retaggio di secoli di cultura "antigiudaica" cattolica, perpetrata nella scuola, nella stampa, nelle parrocchie». E ci sono i difficili rapporti con una destra che oggi è legittimata a governare. «Sappiamo che siamo stati criticati per la nostra "intransigenza" nei confronti della destra - dice il presidente -. Ma non è mai esistito un nostro veto alla visita di Gianfranco Fini in Israele. Anche se non siamo d’accordo che questa visita possa essere intesa come un colpo di spugna su quanto il regime fascista, anche prima di Salò, ha operato nei confronti degli ebrei italiani».
Luzzatto, che ha 74 anni, è disposto a rimanere alla presidenza dell’Unione. Ma vorrebbe essere il presidente di tutte le Comunità, non di una minoranza. Un primo passo in questa direzione è forse l’approvazione all’unanimità della sua relazione, apprezzata anche dalla maggioranza della comunità romana (la più consistente d’Italia), che nelle ultime elezioni ha espresso una linea conservatrice: «Una relazione equilibrata e piena di senso dell’unità - dice Fiamma Nirenstein, la cui lista ha vinto le elezioni -. Ma Luzzatto deve rilanciare la durezza degli ebrei nella lotta che li attende». Appello all’unità senza tentennamenti, invece, da Gad Lerner, che alle elezioni era contrapposto alla Nirenstein: «Ogni volta che siamo stati uniti siamo riusciti a provocare un parziale cambiamento nell’atteggiamento dei mass media».
G. Ga.