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Il Consiglio d’Europa: la Lega è razzista e xenofoba
Un rapporto esprime timori anche per la «coalizione di governo». Il giallo del mancato veto dall’Italia
DAL NOSTRO INVIATO

 

dal Corriere - 23 aprile 2002


STRASBURGO - Chissà se al ministero degli Esteri e al ministero della Giustizia il documento della Commissione contro il razzismo e l’intolleranza, organismo «composto da membri indipendenti» e riconosciuto dal Consiglio d’Europa, è stato letto con la dovuta attenzione. E se è stato letto, chissà chi lo ha letto. Chissà poi come i due rappresentanti italiani nella Commissione, l’ambasciatore Claudio Moreno fino al primo gennaio e l’ambasciatore Vitaliano Esposito dopo, entrambi di designazione governativa, hanno mandato giù il boccone amaro del punto 73.
C’è da chiederselo per due buoni motivi. Primo: perché questo documento «aggiornato al 22 giugno 2001» ma che oggi acquista ufficialità a Strasburgo con la presentazione ai parlamentari di 44 Paesi, il secondo rapporto sull’Italia che porta il timbro di una istituzione europea - conviene sottolineare che la Commissione lavora in nome e per conto del Consiglio d’Europa - chiama in causa un movimento, la Lega, che con tre ministri nell’esecutivo è parte importante dell’attuale maggioranza e lo chiama in causa per dire che è «razzista e xenofobo». Secondo motivo: perché sia il ministero degli Esteri sia il ministero della Giustizia (quali uffici?) avrebbero potuto bloccarne con il veto la adozione da parte del Comitato dei ministri d’Europa, invece da Roma sono state suggerite parziali modifiche allegate come «osservazioni» e nulla più. Anzi: «il seguente allegato (le osservazioni del governo italiano) non costituisce parte integrante dell’analisi e delle proposte dell’Ecri (la Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza)». Che sia un autogol (superficialità nei ministeri?), che sia un atto d’accusa sfuggito o non portato al vaglio dei responsabili politici dei due ministeri, resta la considerazione che su un documento con il timbro di una istituzione europea ci sono affermazioni imbarazzanti per l’Italia. Punto 73, stilettata numero uno: «Gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba, quantunque si debba notare che anche dei membri di altri partiti hanno ugualmente utilizzato un discorso politico xenofobo o in altra maniera intollerante. L’Ecri (la Commissione) esprime la propria inquietudine di fronte alla influenza esercitata da tali partiti su tutta la sfera politica». Punto 73 stilettata numero due: l’Ecri (European Commission against Racism and Intolerance) «teme a tal proposito che i politici, nella speranza di ottenere il sostegno di fasce importanti della popolazione ritenute ostili agli stranieri, possano essere tentati di allontanarsi sempre di più dal concetto di società basata sui principi della giustizia e della solidarietà per tutti i suoi membri». Punto 73, stilettata numero tre: «L’Ecri è allarmata dalla partecipazione alle coalizioni governative di partiti politici i cui membri hanno fatto ricorso alla propaganda xenofoba e intollerante». Punto 73 stilettata numero quattro, la più grave in quanto formalmente arriva dal Consiglio d’Europa seppure attraverso una Commissione: «L’Ecri si dichiara preoccupata per la nuova coalizione di governo costituita in Italia nel giugno 2001».
Incidente di percorso? Caso politico ? Mancato controllo? Il senatore leghista Fiorello Provera, presidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama presente a Strasburgo per la seconda sessione plenaria del Consiglio d’Europa e tenuto fino all’ultimo all’oscuro del rapporto parla di possibili «diffamazioni e persecuzioni ai danni di partiti di governo» e minaccia di aprire una vertenza oltre che politica anche giudiziaria. Contro chi? Certo è che qualcosa nei rituali politici, amministrativi e diplomatici, che accompagnano questi atti non ha preso per il governo italiano la piega giusta e l’indirizzo corretto. Persino nell’allegato dal titolo «osservazioni presentate dalle autorità italiane» (osservazioni che non modificano di una virgola la stesura originale del testo perché l’assenza di un veto le ha relegate a una sorta di appendice) in ultima pagina vi è una «dimenticanza». Le «autorità italiane» (quali?) sottolineano che «nessun partito politico in Italia, nel suo programma o nel suo comportamento, si ispira alla intolleranza razziale e xenofoba». Le «autorità italiane» chiedono una nuova formulazione del punto 73 e la soppressione di ogni riferimento alla Lega Nord ma scivolano, nel senso che non si accorgono e dunque non ne sollecitano un cambiamento, sulla stilettata numero quattro, quella politicamente più pesante e impegnativa: la Commissione «si dichiara preoccupata per la nuova coalizione di governo costituita in Italia». Alla Farnesina hanno letto? E chi ha letto?
Fabio Cavalera