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'L'HANNO RIDOTTA A UNO STRACCIO di RENATO FARINA

Libero 17 febbraio 2005

Ehi, compagni della sinistra, colleghi del Manifesto. È a queste "teste di cazzo" (Vauro) che volete lasciare in mano l'Iraq? Volete rimandare i soldati in Italia, rispedire gli americani a casa, perché il popolo iracheno sia illuminato da queste menti caritatevoli? Non possiamo credere che sia questa miseria la vostra idea della politica e della fratellanza tra i popoli. Andar via di lì, e lasciare che questi lupi abbiano libero campo per i loro denti. Questa è la sinistra solidale? Ripensateci. Forse è più umano e giusto stare con chi prova a mettere su un governo democratico. Si tratta di scegliere se stare con la "vera resistenza", e cioè gli otto milioni di iracheni votanti, oppure con questo bestiario terrorista che ora ambisce dominare i territori tra il Tigri e l'Eufrate, ma lo fa per avere una base da cui allargare al mondo la propria idea sulla dignità della persona, e specialmente La notizia la conoscete già. Ieri verso mezzogiorno è stato diffuso un film. Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto, dopo dodici giorni di prigionia, è apparsa in tivù inerme e disperata. Dev'essere stata ripresa in un appartamento dei quartieri chic di Bagdad, le pareti candide, una scritta ironica, gente colta, di lusso, la crème sunnita. Capivano il suo italiano e il suo francese, le due lingue nelle quali Giuliana si è espressa. Erano in grado di controllare e correggere. E poi c'era quella scritta in arabo. Traduco: "Guerrieri islamici (mujaheddin) senza frontiere". Un gruppo mai sentito, una scritta fasulla. Finta come le sigle che hanno diffuso su internet (sempre sul medesimo sito) le accuse infami alla Sgrena. L'hanno chiamata "la spia", "la vecchia". Falsari e mentitori. Tutto è finto in quel film, meno il dolore tremendo di questa donna. Noi, anche se fosse la peggiore nemica, un Hitler donna, le daremmo un pettine. Questi qui no. Non sono sottosviluppati culturali o mentali. Hanno la raffinatezza dello sfottò. Ma certo: quel "mujaheddin senza frontiere" rifà il verso a "reporter senza frontiere", a "medici senza frontiere", alle organizzazioni occidentali che aiutano la gente, e spesso condiscono le loro azioni benemerite con tesi ostili all'America. A loro non importa. Vogliono dimostrare che amiche o nemiche non sono le idee, odiano la nostra stessa anima. Giuliana in quel film ha chiesto il ritiro dei soldati, e che ogni straniero, ma proprio tutti, anche i giornalisti, se ne vadano da lì. L'unica cosa vera e buona era il suo respiro. Il resto non bisognerebbe nemmeno far finta di averlo ascoltato. Perché, vogliamo dircelo, ieri non abbiamo visto lei, abbiamo visto loro. C'era il loro marchio, il loro chiodo. Non c'era in quel filmato la Giuliana Sgrena comunista con cui è bello litigare. Qualcuno le aveva succhiato lo spirito vitale. Era nel dominio totale e incontrollato di gente che la stima zero, uno straccio da esibire in fiera. Una pecorella tosata e umiliata. Una di noi. Ha detto delle splendide parole il ministro Fini. Liberarla. Intanto bisogna liberare Giuliana. Chissenefrega se pensa diverso. E va bene tutto. Ma c'è un prezzo che non si può pagare. Ed è ridurre il suo pensiero a quello di questi malfattori con la laurea e buona conoscenza dell'Italia. Povera Giuliana. Vauro, citato più sopra, il quale sta disegnando tenere vignette in attesa che torni, ha anticipato la battuta di domani: «Sono le cose che ha sempre detto, brutte teste di cazzo! ». Davvero la pensava proprio come i suoi aguzzini? Lei ha sempre espresso giudizi tremendi sull'"occupazione" americana, sulla necessità di sgombrare. Ma quelle parole ora avevano un'altra qualità, quella della menzogna. Il film di Giuliana Sgrena è stato diffuso attraverso l'Associated Press, agenzia americana. Al Jazeera si è rifiutata di riceverlo e di trasmetterlo. Giuliana parlava in italiano e in francese, aveva i capelli scarmigliati come chi ha dietro, davanti, sopra e sotto la morte. Ha congiunto le mani nel gesto antico e cattolico della preghiera. Ha chiamato in causa chi ama: il suo uomo Pierre Scolari, la sua famiglia che se ne sta in Piemonte. Queste erano le uniche cose vere. Come si fa a non commuoversi. Agitarsi ancora per far vedere che c'è molta gente che in Italia non vuole la permanenza delle truppe e condanna l'America? Lo riteniamo una mossa sbagliata e controproducente, così come l'indizione della manifestazione per sabato prossimo, dove sono convocati quelli che esibirono bandiere arcobaleno (e bruciarono quelle americane). In tal modo si ingolosiscono queste jene ridenti e fameliche. Gli si lanciano bocconi prelibati di opinione pubblica, dicendosi disposti a darne altri e altri ancora, dandogli ragione sulla loro idea dell'Iraq e della scena internazionale. Nonson o mica scemi o ignoranti. Sanno bene cosa scrivesse e pensasse Giuliana e quali idee siano agitate dal Manifesto e dalla sinistra antagonista. Insistono perché vogliono trascinare su queste stesse idee la gente perbene. Bisogna trattare, persino pagare. Ma guai a dargli spago, guai a convertirsi alla menzogna.