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Alle radici dell'antisemitismo di sinistra
l'analisi di Fiamma Nirenstein, in un editoriale e in un'intervista

Testata:La Stampa - Libero
Autore: Fiamma Nirenstein - Angelo Pezzana
Titolo: «La sinistra e la rabbia degli ebrei - Chi vuole la fine di Israele sta a sinistra»
 
Un'analisi sull'antisemitismo di sinistra dopo i fatti del 25 aprile a Milano. Di Fiamma Nirenstein dalla STAMPA del 26 aprile 2006:

SE negli Anni Cinquanta qualcuno avesse detto agli ebrei italiani che durante le future celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo si sarebbero bruciate bandiere israeliane, sarebbe sembrato uno scherzo di cattivo gusto. Sarebbe stato come togliere agli ebrei scampati alla strage nazista l’ultimo rifugio, l’ultima casa, perché questo è stato per gli ebrei la sinistra, ritenuta titolare della lotta per la libertà nella guerra contro il nazifascismo e che, in mancanza di qualsiasi altra casa nella diaspora, dato che la Shoah le aveva distrutte tutte, diveniva il rifugio dell’anima.
L’allenamento cui gli ebrei sono stati sottoposti dalla sinistra fa sì che lo stupore non ci sia più: abbiamo visto molto antisemitismo travestito da critica allo Stato di Israele. Piuttosto aumenta il dolore, e si tramuta in un divorzio. Guai a dire «ma i facinorosi sono solo frange». Non è vero: l’antisemitismo, quello che vede gli ebrei come cospiratori internazionali e estranei, come persecutori naturali, istintivi di palestinesi, alligna in quantità fra chi ha tuttavia l’audacia di ritenersi difensore dei diritti umani; è molto diffuso e prende la forma del disprezzo verso l’ebreo collettivo, Israele, invece che verso l’ebreo individuale.
Non a caso il trenta per cento degli italiani vedrebbe volentieri sparire Israele. La storia, sempre negata eppure così evidente, nasce con la Guerra Fredda, che ha immaginato Israele, da sinistra, come la longa manus dell’imperialismo americano; che lo ha stigmatizzato come predatore di terra araba; che ha dimenticato che a rifiutare la partizione dell’Onu siano stati i paesi che, facendo dei palestinesi uno strumento, hanno dissotterrato un’ascia di guerra che oggi viene brandita contro l’Occidente intero.

Un’autentica fissazione, alimentata dal totalitarismo che si crea sempre nemici fittizi ai propri fini, invita apertamente alla cancellazione di Israele. Gli stereotipi ormai si possono sentire anche in Italia: Israele è il burattinaio di Bush, Israele vuole espandersi, Israele colpisce intenzionalmente i civili palestinesi, il recinto di difesa è un muro di apartheid, i terroristi sono combattenti per la libertà.
La responsabilità di quanto è accaduto a Milano è nell’aria del nostro tempo e del nostro Paese, è nell’ignoranza dei giovani e dei professori, nel desiderio dei media di compiacere l’utente. Non è un caso che la bandiera bruciasse mentre Letizia Moratti veniva insultata col padre partigiano: un vero resistente non può essere semplicemente un liberaldemocratico, ma deve essere «dei nostri». E non conta nulla avere un passato da valoroso partigiano, o essere l’unico Paese democratico del Medio Oriente. Non vale la sincerità della lotta antifascista, né il comprovato desiderio di pace: devi essere «della famiglia».
Israele è fatto di ebrei; gli ebrei sono sempre stati «altro», figuriamoci da quando hanno un loro Stato, che oltre tutto ha un potente esercito. Oggi, per inerzia e per paura, i valori sono rovesciati: Paesi che perseguitano donne e omosessuali, che negano la libertà di stampa, che torturano i nemici e minacciano guerra e distruzione, non subiscono un millesimo delle critiche rivolte a Israele. Questa bandiera bruciata è solo una delle tante, e la sofferenza di chi scrive è proprio legata all’ambito in cui si sono levate le fiamme.
Figlia di un soldato della Brigata Ebraica, sento che la sinistra deve finalmente fare un mea culpa profondo e, ancora di più, dev’essere nemica degli antisemiti per essere amica di Israele. Deve dare segno di capire cos’è il terrorismo, chi è Ahmadinejad, quanto sia ripugnante sentir negare l’Olocausto, quanto sia sconcertante l’immensa quantità di materiale antisemita che viene inzeppato nella testa dei ragazzi musulmani e da là inoculato nel mondo intero.
L’antisemitismo è un argomento principale se si persegue la pace, più del West Bank, che pure è importantissimo. La paura dell’islamismo estremo in Europa può creare un’ondata di antisemitismo catastrofico. Adesso che gestirà l’istruzione, la sinistra insegni in Italia la vera storia di Israele; adesso che gestirà la politica estera, respinga dai suoi palazzi chi dà segno di odio congenito e letale per Israele, chi nega la Shoah. Soprattutto, cerchi finalmente di capire che dal terrorismo Israele non può che difendersi. Perché altrimenti il divorzio fra sinistra e ebrei sarà definitivo. E inevitabile.

Da LIBERO riportiamo un'intervista di Angelo Pezzana a Fiamma Nirenstein

 

Quando due anni fa uscì “Gli antisemiti progressisti” di Fiamma Nirenstein,per la sinistra fu come ricevere un pugno nello stomaco. L’odio verso gli ebrei e Israele che si era ridestato, forte e quasi incontrastato a sinistra dopo la guerra dei sei giorni, veniva denunciato senza ipocrisie e mezzi termini. La responsabilità di quel mondo autodefinitosi democratico, che si sentiva al riparo da qualunque giudizio che non fosse assolutorio, si trovò di fronte al j’accuse della Nirenstein, e reagì nell’unico modo che sapeva,salvo che per alcuni casi,negando una realtà evidente.  Che l’odio antico contro Israele e gli ebrei avesse investito e impregnato di odio  partiti, sindacati, movimenti pacifisti,le organizzazioni non governative, giornali e TV, parlamenti e organizzazioni internazionali, su tutto venne disteso un silenzio uniforme. Al massimo qualche espressione benevola di comprensione per un fenomeno da non sopravalutare, pochi scalmanti, frange insignificanti. Le reazioni a quanto avvenuto a Milano durante la celebrazione del 25 aprile  non fanno che confermare che a sinistra nulla è cambiato. Hanno liceità di sventolare soltanto le bandiere dal colore rosso, meglio se con falce e martello, e se  ne spunta qualcuna con la stella di Davide, allora la si bruci pure, saranno stati quattro scalmanati. Troppo comodo, troppo facile.

Raggiungiamo a Gerusalemme Fiamma Nirenstein e a lei chiediamo di aiutarci a capire le connessioni fra sinistra, antisemitismo, pregiudizi e odio contro Israele, a questa giornalista e scrittrice ebrea coraggiosa che non ha mai avuto paura di dire pane al pane.

*** “ Quanto è accaduto alla Moratti e a suo padre che è stato deportato a Dachau, è ripugnante. E’ ancora viva oggi l’abitudine a considerare la resistenza come patrimonio esclusivo della sinistra, mentre ci sono state altre forze che ne hanno fatto parte, ma che non hanno uguale dignità di appartenenza, il mondo liberaldemocratico non viene neppure considerato, c’è stata una appropriazione indebita del significato morale della resistenza” ci dice Fiamma Nirenstein ." La sinistra ha una grande responsabilità, perchè si è convinta che i valori le appartengano, qualunque cosa dica o faccia, si è operato un autentico rovesciamento, sono loro a dare la patente di quello che è giusto”.

 Naturalmente non generalizza, ci sono, dice, anche delle persone che si sono indignate, ma quanto è avvenuto deve essere valutato seriamente. Le facciamo notare che  in parlamento sono arrivate le frange estreme dei disobbedienti e dei centri sociali, che anche ieri hanno recitato la parte dei difensori della libertà, come se invece di insulti e bandiere bruciate ci fossero stati solo innocenti fischi, oltre a tutto di breve durata.

*** “L’atteggiamento verso Israele è chiarificatore. E' stato demonizzato.Un paese libero e democratico”, afferma, “ che rispetta le regole internazionali, i diritti civili, le religioni, viene trattato come criminale. Siamo al paradosso, le ideologie totalitarie diventano libertarie. L’ONU, nato per preservare la libertà dei popoli, di fatto oggi protegge il terrorismo".

In questo contesto le chiediamo quale spiegazione dà al fatto che in Italia ci sia una forte reticenza ad usare la parola antisemitismo quando in gioco è la sinistra.

***“Il 30% degli italiani pensa che Israele debba sparire dalla carta geografica, su questo Ahmadinejad non è solo, ha dalla sua l’antisemitismo che ormai ha invaso l’Europa. Prima c’era l’odio verso il singolo ebreo, adesso c’è l’ebreo collettivo che è lo Stato d’Israele, al quale vengono attribuite tutte le infamie che nazisti e comunisti attribuivano agli ebrei”.

 Ma se si ha tanto timore ad evocarlo non sarà perchè non è così semplice da riconoscere ?

*** “ Due teorie ci aiutano a scoprirlo.La prima è quella della cospirazione. Israele viene visto come una specie di burattinaio che tesse trame malvage in tutto il mondo per il proprio esclusivo interesse. Per esempio in America alcuni professori universitari hanno scritto che la lobby ebraica condiziona la politica degli Stati Uniti. La seconda, la teoria del sangue, secondo la quale Israele non va descritto come un paese dove c’è un conflitto, dove c’è una guerra al terrorismo, ma come un paese assetato di sangue, gli israeliani vengono raccontati come se provassero piacere ad uccidere donne e bambini. Due anni fa in Inghilterra venne premiata come la migliore vignetta dell’anno un disegno che raffigurava Sharon nelle vesti di un orco che sgranocchiava bambini. Ecco, Israele viene descritto con disprezzo. Non che manchino alcuni segnali di ravvedimento all’interno della sinistra, soprattutto dopo la vittoria elettorale di Hamas  e ai suoi collegamenti aperti con Ahmadinejad,con la Siria, con Hetzbollah e il fondamentalismo islamico in generale, l’aver capito le connessioni con l’attacco globale ideologico e di conquista, che non un vero cambiamento di strategia. La barriera difensiva continua ad essere chiamata il muro dell’Aparteid. La sinistra ha il dovere di fare ammenda su Israele, deve dare un segnale evidente di quello che pensa oggi, sul pericolo Iran non bastano le parole, bisogna impedirgli di avere la bomba atomica, perchè c’è ancora una sottovalutazione della forza islamista. Adesso che la sinistra è al governo si deve impegnare, ma le effermazioni teoriche non sono più sufficienti”.

 Conclude così Fiamma Nirenstein, che nella sua vita la sinistra l’ha attraversata e conosciuta. Adesso ci vogliono i fatti, ci dice. E’ giusto mantenere salda la speranza, ma da quanto abbiamo visto l’altro giorno a Milano non ci sentiamo pronti a condividerla. La sinistra guardi al suo interno e faccia pulizia. Sempre che lo voglia veramente.