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CARLO RIVOLTA

 

SABATO, 21 giugno 2008

 
 

“Animula vagula blandula…”<br>Addio a Carlo Rivolta. Lunedì i funerali a Lodi

 

Il 21 giugno è morto Carlo Rivolta, attore.
Viene a mancare un pezzo della cultura italiana. Non vedo valori equivalenti sulla scena della rappresentazione artistica
Nessuno come lui sapeva far parlare un testo e riverberarlo nei suoi significati più profondi di pensiero e di sentimento.
In fondo lui usava il testo come nina simone usava la canzone.
Entrambi facevano vibrare la forza di quanto andavano a interpretare
Ho reagito al dolore con l'atto di "fare memoria"
In questi anni ho registrato alcune sue interpretazioni: li proporrò su Tracce e Sentieri.:


Lodi - È scomparso un grande artista. Carlo Rivolta, 65 anni, ha ceduto alla tenace malattia contro la quale non ha quasi avuto il tempo di combattere mentre ne stava combattendo un’altra. Se ne è andato stamattina (sabato) a Lodi, con la stessa discrezione con la quale aveva tenuto nascosta la malattia, nota soltanto a pochissimi amici.
Rivolta era senza dubbio un cremasco d’adozione (oltre che di origine) assai conosciuto e amato per il suo lavoro e il suo carisma.
I funerali si terranno lunedì alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, vicino a viale Milite Ignoto dove abitava.

IL SUO SOCRATE – Negli anni Ottanta Rivolta cominciò una ricerca solitaria (e straordinaria) sulle letture e l’interpretazione testuale dei grandi classici, avvalendosi di collaborazioni scientifiche prestigiose, come ad esempio Giovanni Reale, Roberto Vignolo, Massimo Cacciari. Una ricerca che ne fece “il” Socrate per eccellenza. Il suo «Apologia di Socrate» ha portato al grande pubblico la figura del filosofo greco – nel quale Rivolta aveva sempre riconosciuto il paradigma dell’uomo – ottenendo un successo prolungato e un'autorevolezza senza pari.
Rivolta era un uomo appassionato, duro con gli altri e soprattutto con se stesso, e con una coerenza adamantina. Emblematico il suo rifiuto di salire sul palcoscenico per la rappresentazione dell’Apologia la sera del 14 dicembre 2004 al teatro Valle a Roma voluta dal senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.
Il politico, appresa la notizia della sua condanna a nove anni per mafia, improvvisò un comizio azzardando un parallelo tra sé e Socrate. «L'apologia è di Socrate e di nessun altro. 
 

"Socrate parla all'umanità tutta per sempre" disse Rivolta ai giornalisti e chiese rispetto «per Socrate e se permettete anche per me».
 

Un gesto clamoroso, che l’attore sapeva bene avrebbe potuto compromettere la sua carriera.
Non si contano le letture – spesso indimenticabili – dalla Bibbia, dall’amato Gadda, da Manzoni. E i laboratori nelle scuole cremasche, che da anni portava avanti con inesausta passione.

L’IMPERATORE ADRIANO – A partire dallo scorso anno aveva inaugurato una collaborazione con la biblioteca di Crema per dei reading di grandi romanzi del Novecento. Un rapporto subito speciale con palazzo Benzoni, al quale ha regalato forse la sua  interpretazione attoriale più grande di sempre, nel 2007, quando lesse da cima a fondo in 13 serate Memorie di Adriano della Yourcenar. Una lettura dove tolse strato per strato la tecnica attoriale fino a mantenere soltanto la forza e la modulazione della sua voce inconfondibile.
Con l’imperatore romano pacifista e colto che ricorda la sua vita ormai alla fine, Rivolta si immedesimò in maniera impressionante. E confidò agli amici e alla compagna e collaboratrice Nuvola De Capua che, proprio come il vecchio imperatore, suo coetaneo in quel momento nella finzione del romanzo, stava affrontando il tema della morte in maniera non soltanto artistica. Ma anche personale.
E allora, con il commosso ricordo personale di chi scrive, vogliamo qui salutare un artista che abbiamo amato molto con le ultime parole di Adriano nel romanzo capolavoro che tanto ha significato per lui. Quell’anima vagula blandula          continui a vagare per il mondo insegnandoci, come ha fatto Rivolta imitando il Socrate che impara a suonare il flauto poche ore prima di bere la cicuta, che fino all’ultimo dobbiamo amare ciò che siamo, quello in cui crediamo.

Addio,
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti…

Marco Viviani
m.viviani@cremaonline.it